Sembra ormai chiaro che il giochino “finanziario” sia quello di andare “long” sugli indici Usa e “short” su tutti gli indici azionari dei paesi PIIGS.
Da segnalare un ritorno di interesse sulle materie prime più legate al ciclo economico.
Dopo le avvisaglie del 24 giugno, la speculazione si è accanita ancora sulle banche italiane, considerate al pari di quelle spagnole e portoghesi, e sui titoli di stato italiani, il vero bersaglio grosso della speculazione anche per l’elevata liquidità degli stessi.
Lo spread tra BTP/Bund decennale ha raggiunto un nuovo record storico, mentre il CDS sul titolo a 5 anni ha quasi raggiunto i massimi di fine 2010. La correlazione tra CDS sui titoli governativi e del principale istituto bancario italiano è evidente. Il CDS su Unicredit nell’arco di 2 mesi è passato da 150 a 250 punti base, segnando venerdi un nuovo record.

Dopo il forte rimbalzo e la forza dello spessore con l’avvicinarsi delle resistenze pare proprio inevitabile un ripiegamento degli indici e contestuale calo degli indicatori di spessore.
La media mobile a 10 giorni del ratio Up/Down Volume sul Nyse fa fatica a superare il recente picco, un ritorno di questo indicatore in zona di ipervenduto, senza che questo comporti un test dei minimi di fine giugno, rappresenterebbe un nuova e ottima opportunità di acquisto che non mancheremo di segnalare.
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Gli investitori privati dopo il forte rimbalzo degli indici hanno dato dimostrazione di essersi non poco rilassati.
Nell’ultimo sondaggio dell’AAII la percentuale dei rialzisti è aumentata al 41,77% mentre quella dei ribassisti è scesa al 24,68%.
Il ratio Bull/Bear, che rapporta appunto le attese di rialzo o ribasso a 6 mesi degli investitori privati Usa, dai valori minimi che hanno caratterizzato la fase ribassista di giugno è balzato sopra quota 62%, valori superiori a quelli di metà aprile e vicini a quelli di metà febbraio.
Troppa sicurezza nella prosecuzione del rialzo degli indici? Pare proprio di sì.
A quanto pare il rialzo deve conoscere uno stop per ridimensionare i rialzisti dell’ultima ora e spazzare le certezze che hanno acquisito di recente.
Anche in questo caso, come nello spessore, si riscontrano delle analogie con il comportamento del mercato e degli investitori con quanto successo nell’estate scorsa.
Pessimismo estremo a fine giugno, recupero del ratio contestuale al rimbalzo, seguito poi da un nuovo ritorno del pessimismo.

Un recupero del sentiment troppo veloce per essere duraturo e confermato nel brevissimo termine.
Lunedì inizia la stagione degli utili con Alcoa, gli investitori torneranno a concentrarsi sui dati micro delle aziende. Gli analisti, che elaborano le stime sugli utili attesi delle aziende, sembrano siano stati influenzati in negativo dai deludenti dati economici usciti nel secondo trimestre, convinti che possano impattare negativamente sui bilanci delle aziende Usa.
Fortunatamente questo tipo di convinzione generalizzata, soprattutto nel quando era particolarmente negativa, ha anticipato in senso positivo lo sviluppo futuro degli utili.
Infatti, sulla base del differenziale di revisione degli utili, calcolato tra le aziende che hanno ricevuto un aumento delle stime degli utili e quelle che hanno subito una taglio da parte degli analisti, cumulando poi il numero di settimana in cui il saldo è stato negativo abbiamo raggiunto quota -10.
Si tratta della più lunga sequenza di “Earnings revisions” settimanali dal 2007, superato anche il valore minimo raggiunto alla fine di ottobre 2008 nel pieno della crisi finanziaria.

Un pessimismo cosi elevato degli analisti non può che essere positivo nel medio termine per il mercato azionario.
Paolo Calcinari
paolo@sentimentcharts.it




