Con l’avvicinarsi del meeting della Federal Reserve e la 2° conferenza stampa della storia del suo governatore, i mercati nei giorni precedenti avevano scommesso su qualche anticipazione di nuovi stimoli all’economia, cosi non è stato.
Non a caso il massimo intraday della settimana per gli indici Usa è stato segnato all’inizio della conferenza stampa di Ben Bernanke.
La Fed si è presa del tempo per valutare la situazione e gli investitori ne sono rimasti delusi.
A parte la debolezza relativa degli indici azionari dei paesi periferici, per i quali non sono stati sufficienti la fiducia al nuovo governo greco e poi l’accordo sul piano di austerità, che dovrà essere approvato martedì dal parlamento greco, con l’unione europea, nella passata settimana vi è stata una preferenza per i paesi emergenti asiatici, trainati dalla Cina, e per gli indici a elevato Beta, Nasdaq 100 e Small Cap, oltre che per i titoli ciclici i quali hanno sovra-performato i difensivi del 3%.
A fotografare l’ansia dei mercati finanziari arriva la classica copertina dell’Economist, sempre pronta, come tutta la stampa anglo-sassone, a gettare dubbi e paventare rischi sull’esistenza stessa dell’Euro nel caso di un fallimento della Grecia.
A questa paura si è aggiunta di recente quella su di un fallimento degli Stati Uniti paventata con la domanda “What will appen if America defaults” (cosa succederebbe se l’America fallisse?), proprio per scongiurare la perdita del rating AAA i repubblicani e democratici devono trovare un accordo sui tagli al bilancio federale prima dell’inizio di agosto.
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Chi guarda a lungo termine, considerando un’opportunità d’acquisto i recenti ribassi, sono gli insiders (manager e dirigenti di aziende Usa), in particolare quelli delle small cap, i quali accumulano azioni.
Quando una correzione entra nella fase finale gli insiders si danno da fare nell’acquistare le azioni della propria azienda, che si presume conoscano meglio di altri. Secondo InsideScore.com, società specializzata nell’analisi dell’attività degli insiders, l’attività di questi cosiddetti “ben informati”, sulle small cap ha fornito un segnale rialzista di medio termine, dato che il rapporto tra acquisti e vendite ha superato quota 2.
L’Insiders ratio sul Russell 2000 ha superato il suddetto livello diverse volte negli ultimo 6 anni, e come qualsiasi indicatore o statistica non è stato esente da segnali che si sono rivelati negativi nei mesi successivi, contro-bilanciati però dai casi positivi, che sono la maggioranza, i quali hanno registrato performance nettamente superiori alla media storica dei periodi esaminati.

Indubbiamente quella degli Insiders è una strategia “contrarian” che comporta dei rischi nel breve termine ma grandi opportunità nel medio-lungo, all’opposto di quanto stanno facendo i piccoli traders sulle opzioni. Questa categoria di operatori, alla ricerca della scommessa vincente e non dell’investimento pianificato nel tempo, prima del rimbalzo d’inizio settimana erano a loro agio nel scommettere sul ribasso dei mercati azionari.
Si ricordi la sequenza di 3 giorni con l’Equity Put/Call ratio sopra quota 1, segnalata nel precedente commento, la quale ha spinto il modello da noi elaborato sopra quota 80% come sui minimi del 21 novembre 2008.
La mappa che seguirà il mercato e il sentiment sarà simile a quella segnata proprio un anno fa? Il minimo alla fine di maggio 2010, coincidente con il picco del modello sopra quota 70%, fu seguito da un timido rimbalzo, simile a quello visto l’altra settimana, e poi da nuovi ribassi che portarono a minimi di poco inferiori ai precedenti, senza che però il modello segnasse nuovi massimi.

Un simile comportamento si registrò nella parte finale del bear market del 2007-2008.
Paolo Calcinari
paolo@sentimentcharts.it




