I mercati azionari Usa, ma anche quelli europei, hanno aperto il mese di luglio con il botto chiudendo la migliore settimana degli ultimi 2 anni.
La concomitanza dell’approvazione del piano di austerità da parte del parlamento Greco, indispensabile per ottenere l’erogazione del 2° prestito, e i dati economici migliori delle stime, uniti a livelli di pessimismo e speculazione ribassista, hanno contribuito al rimbalzo record dei mercati azionari.
Sotto tutti i punti di vista quella passata è stata una settimana straordinaria.
Fin dai primi giorni della settimana si è registrata una concentrazione di pressione in acquisto che non si vedeva da qualche tempo.
Sia per quanto riguarda i titoli che hanno chiuso in rialzo (advances) sia per quanto riguarda i volumi in acquisto, il rialzo dei prezzi non si può certo attribuire solamente o in maggior parte a coperture di posizioni ribassiste.
La media dei 5 giorni delle azioni che hanno chiuso in rialzo (advances) ha toccato un picco (86,64%) che non era stato mai raggiunto dal 1970.
Il record precedente era quello segnato l’11 ottobre 1982.
Di seguito la tabella con i 20 casi migliori in cui la media a 5 giorni del rapporto advances/total issues sull’S&P 500 ha superato quota 80%.

Le prospettive di medio-lungo termine, al di là di ripiegamenti di breve termine da considerarsi quali opportunità d’acquisto, rimangono positive in quanto il principale indicatore cumulativo sullo spessore, l’Advance-Decline Line sul Nyse ha raggiunto nuovi massimi storici, superando anche quelli di fine aprile.
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La ripresa degli indici azionari nella prima parte della settimana, dopo la tenuta della media mobile a 200 giorni, non ha determinato su alcuni sondaggi un particolare aumento dell’ottimismo.
I rialzisti nel sondaggio dell’AAII sono cresciuti al 38,31% mentre i ribassisti sono calati al 30,19%.
Neppure tra gli esperti, manager di portafogli partecipanti al sondaggio della NAAIM, si è visto un aumento della confidenza su ulteriori rialzi degli indici azionari. Nel sondaggio della NAAIM la percentuale di esposizione al rischio azionario è solo leggermente aumentata, dopo il netto calo delle 2 settimane prima, rimanendo in zona di pessimismo.

Nella passata settimana abbiamo avuto una dimostrazione di cosa si rischia, inteso in termini di mancati guadagni (per chi non ha fatto acquisti) o di consolidamento di eventuali perdite (per chi si è preso paura e ha venduto), nel caso in cui ci si faccia “influenzare” dalle “cassandre” o comunque dal flusso di notizie negative, molto spesso messe in giro ad arte.
Il fallimento di Lehman Brothers ha indubbiamente modificato la psicologia degli investitori, più o meno evoluti, sempre più timorosi di un altro “cigno nero”.
Ovviamente nei prossimi anni i problemi legati al debito pubblico di alcuni paesi europei, ma non solo, saranno sicuramente motivo di volatilità nei prossimi anni per tutte le asset class, ma da qui a pensare che siamo sempre sull’orlo del baratro finanziario, ce ne passa.
Sposare la causa del pessimismo ad oltranza, come hanno fatto alcuni analisti o blog, comporta il rischio di perdersi rilevanti rialzi per poi investire nel mercato azionario quando la festa è finita.
Paolo Calcinari
paolo@sentimentcharts.it




