Mentre l’oro guadagna dall’inizio dell’anno +30%, l’indice delle aziende che operano sui metalli preziosi ne guadagna oltre +100%. La cosa si comincia a far notare e gli articoli che ne parlano iniziano a moltiplicarsi.
Mi stupisco come mai ciò non sia avvenuto nel corso del 2015. L’oro è supportato da vari fattori, tra cui bene rifugio contro l’incertezza dei mercati, materia prima, moneta di scambio e riserva delle banche centrali. Nel 2015 con la crisi cinese, il rallentamento degli utili in USA ed i problemi in Europa, l’oro anziché salire è addirittura sceso un po’ … misteri dell’economia.
Poi nel gennaio di quest’anno l’ennesimo sgrullone sui mercati ha dato il via al rialzo dell’oro che è ancora in atto e ben lungi dall’essere arrivato al capolinea.
Forse anche per il fatto che nei paesi occidentali investire in obbligazioni è divenuto antieconomico con tassi negativi fino alle scadenze di 50 anni, come la Svizzera. Allora giustamente l’investitore, rinunciando alla cedola si è progressivamente spostato sull’oro che a cedola zero, consente però una pronta liquidazione ed è al riparo dai ventilati default di stati ed aziende in giro per il mondo, soprattutto in Europa. Di recente anche l’argento ha rotto al rialzo e segue l’oro con fattore moltiplicatore maggiore di 1 in quanto è richiesto molto di più per la tecnologia e l’industria.
Di certo è stato anche aiutato dall’attuale rimbalzo delle materie prime (indice CRB) che dopo aver visto i minimi assoluti ora è in recupero, grazie anche ad un dollaro relativamente debole ed orfano dei rialzi di tasso attesi e promessi dalla FED, ma di fatto erogati con il contagocce.
Con il recupero delle materie prime si è assistito anche ad parallelo recupero dei paesi emergenti e delle loro rispettive valute, con buona pace di chi li riteneva ormai spacciati . Vien da se che se qui abbiamo tassi negativi su tutta la curva, nei paesi emergenti ci sono tassi positivi fino al 12% annui, che oscillano sia per il corso che per la valuta, ma di certo non sono negativi. Fanno quindi bene gli investitori a cercare lì il rendimento.
Europa ? Il valore c’è ma è offuscato dalle vicende politiche e dalla presa di coscienza che l’Europa è una bella idea applicata male e che quindi non funziona. Va modificata, come non si sa, ed è questo che genera la legittima insicurezza nell’investitore, il quale potrebbe però comprare Europa a piccole dosi diluite nel tempo, mediando il prezzo sulla debolezza in attesa che si ridiscutano gli accordi dell’Unione.
Brexit è sempre lì che fa scuola, smentendo nei fatti tutte le previsioni catastrofiche del dopo voto, in particolare proprio per loro. Si è subito detto che per l’Inghilterra sarà un disastro !
Ad oggi la situazione è invece questa : Il loro indice di borsa è più in altro del giorno della Brexit, i nostri sono ancora a pezzi . La sterlina si è svalutata e a parità di accordi commerciali che dureranno almeno per 2 anni, loro sono tornati competitivi nell’esportazioni ed il loro PIL di breve salirà, il nostro di converso scenderà.
E poi, gli inglesi mica sono scemi ! Hanno già abbassato il costo del denaro e preparato incentivi fiscali per le aziende. Non mi stupirei se tra 2 anni l’Inghilterra diventasse un nuovo paradiso fiscale in grado di attirare nuove società e posti di lavoro. Magari reintroducendo il segreto bancario e creando una nuova isola dei pirati ! Tutto può accadere ma al momento il Brexit ha danneggiato solo noi, non loro.
CONCLUSIONI :
Su questo sito, per tutto il 2015 e 2016 ho invitato ad incrementare le posizioni sull’ Oro, materie prime, mercati emergenti e titoli legati all’inflazione. Ultimamente anche un po’ di Europa.
Oggi si iniziano a raccogliere i frutti di tali scelte e non c’è nulla all’orizzonte che possa far modificare tale scenario.
Si può incrementare l’oro sulla debolezza.
Saluti













