La crisi turca colpisce in un momento già non proprio roseo per una serie di motivi : gli utili aziendali, anche quando sono positivi, non trovano riscontro in upside borsistici. Quando invece sono negativi vengono puniti severamente. Questo negli Usa, mentre in Europa il quadro tecnico è molto più congestionato e non vedo spunti positivi a breve.
Inoltre, da un punto di vista tassi, il quadro è assai fosco, anche se le mosse delle banche centrali sono programmate con ampio anticipo e quindi già note, perlomeno nelle intenzioni di rialzo del tasso. Il clima obbligazionario è quindi come pescare nel torbido.
La correlazione storica che c’è tra inflazione, materie prime e dollaro è la seguente :
Quando sale l’inflazione, salgono le materie prime e scende il dollaro, quindi al di là di movimenti di breve ci dovremmo aspettare un dollaro debole (come vuole Trump per un’ America competitiva) e un rialzo delle materie prime, che poi sarebbero l’unico asset da favorire in un clima da fine espansione o rallentamento economico.
Nel breve però la crisi turca ha innescato la corsa al dollaro come bene rifugio. Il dollaro contro tutti si è spinto oltre 96, ma è contro EUR che la rottura della trend-line è stata netta, con affondo prevedibile fino in zona 1,12.
L’oro tiene l’area 1.200 di supporto nonostante la forza del dollaro, probabile fase di accumulo in quest’area.
La forza del dollaro e la crisi turca non poteva non scatenare una tempesta perfetta nelle obbligazioni paesi emergenti ed in particolare in valuta locale, dove però la zona supportiva è asssai vicina per entrambe gli asset e con tassi del 7-10% annui, possono rappresentare una valida opportunità di acquisto a questi prezzi, in ottica 3-5 anni.
CONCLUSIONI :
Le crisi di borsa sono sempre state delle ottime occasioni di acquisto. Sostituiamo la parola “borsa” con “valute” e “obbligazioni emergenti” e sappiamo cosa comprare.
Saluti.












