Alla base dei motivi che hanno innescato il sell-off dei giorni scorsi c’è lo spartiacque tra il rendimento del decennale USA a 2,9%. In pratica con un rendimento superiore le azioni sono meno attraenti, anche perché i loro multipli, considerati assai elevati e sopra la media, fanno fatica a reggersi, nonostante il contesto idilliaco di alta crescita e bassa inflazione. Praticamente una situazione perfetta, ma si sa che i mercati sono imperfetti e se rimangono in equilibrio lo sono in modo molto precario e ridotto nel tempo. E’ lo squilibrio che invece crea le opportunità di guadagno.
Erano 9 anni ormai che i mercati USA crescevano ininterrottamente con una bassissima volatilità, la più bassa di sempre, tanto che era di moda a wall street scommettere che sarebbe continuata. La realtà è stata che a seguito dell’impennata del VIX (indice di volatilità) diversi fondi sono falliti o perdendo svariati miliardi di dollari con decrementi fino al -93%. Un monito per chi pensa che le tendenze siano infinite….
Dicevamo del sell-off… si, hanno venduto le azioni perché troppo care, vendute anche le obbligazioni perché i tassi saliranno a causa dell’inflazione che potrebbe essere più elevata del previsto e vendute anche le materie prime che bene avevano fatto dai minimi del 2016. In tutto questo, per il momento l’hanno fatta dunque da padrone i trading system o programmi automatici che in caso di alta volatilità vendono tutto quello che possono, senza selezionare ciò che sarà utile o meno.
La fase successiva è riallocare il denaro funzione delle nuove variabili in gioco, una per tutte è l’ INFLAZIONE.
A partire dal 2012 il QE ha prodotto diverse anomalie : innanzitutto la curva di Phillips che vede un aumento dell’inflazione al crescere dell’occupazione, invece complice la politica dei tassi sotto zero, ci siamo ritrovati in USA in piena occupazione e poca o nulla inflazione (CPI).
Di conseguenza l’indice della materie prime, nonostante sia correlato positivamente con la borsa è sceso.
La stortura del mercato sta infatti nel QE che ha creato delle sopravalutazioni nella carta ma poco è arrivato nell’economia reale. Ora però tutti questi soldi stampati e finora confluiti per lo più nelle istituzioni finanziarie stanno andando al “popolo” attraverso la piena occupazione e aumento degli stipendi. Ne deriva che aumenterà la richiesta di beni e servizi, facendo quindi aumentare la richiesta di materia prima e di conseguenza migliorando le valutazioni di quelle aziende e paesi che materia prima producono o estraggono. L’inflazione poi ha il pregio di ridurre il valore reale delle masse debitorie.
Tutte belle notizie ? Non proprio: questi aumenti graveranno e non poco sui costi aziendali e quindi sugli utili prodotti. Se prima avevamo crescita con bassa inflazione, situazione idilliaca ma poco sostenibile, da qui in poi ci sarà crescita con inflazione e non è la stessa cosa.
Quindi dove allocare i soldi in un contesto dove salgono i tassi, sale l’inflazione e la crescita degli utili non sarà così impetuosa come gli anni precedenti ?
Dal grafico sottostante si nota una correlazione diretta tra inflazione e CRB materie prime, quindi una scelta saggia sarebbe quella di entrare in questi mercati e tutto ciò che ci ruota attorno, come il debito dei paesi emergenti che producono ed estraggono materie prime che inevitabilmente beneficeranno degli incrementi del CRB, non foss’altro anche perché i loro tassi si aggirano sul 7-8% in valuta locale. Si prende un po’ di volatilità sul cambio ma si assorbe anche bene visto il tasso di rendimento.
Sui paesi occidentali invece si deve stare su corte duration, accontentandosi di poco o nulla, per non essere penalizzati dai rendimenti futuri.
Per le azioni invece si deve avere un buon timing e fare trading : gli utili ci sono, ma come abbiamo detto i prezzi sono ancora cari, nonostante i recenti ribassi. Se analizziamo da un punto di vista grafico l’indice SP500 notiamo una base di atterraggio posta in area 2.200 (ancora -15% rispetto ad oggi) che vedrebbe delle valutazioni convenienti per comprare azioni.
Per l’Europa rimasta indietro rispetto all’America le valutazioni sono più attraenti e meno care, offrendo nel contempo maggiori spazi di crescita.
Il dollaro può tranquillamente rafforzarsi con il rialzo dei tassi USA con un cambio obiettivo per EUR/USD a 1,15-1,14.
Conferme tecniche arrivano dal grafico in resistenza per EUR/USD e dal supporto del dollaro contro tutti.
CONCLUSIONI :
Il mercato sta facendo rotazione e gli eccessi rientreranno nelle medie, il che vuol dire che chi è salito troppo scenderà e chi è salito poco salirà. Quindi crescita con inflazione.
Chi segue questa newsletter sa già che da buoni 2 anni lo scenario inflazionistico era stato previsto ed ora che si sta concretizzando si riconferma la strategia di un portafoglio base che dovrebbe essere costituito da :
Obbligazioni occidentali a corta duration.
Obbligazioni paesi emergenti, anche in valuta locale con duration medio lunga.
Materie prime e oro.
Azioni con preferenza europee ma a livello tattico.
Dollaro fino a 1,14 poi è meglio coprirsi definitivamente.
Saluti












