Se i dati macro USA non sono più quelli di una volta e le agevolazioni economiche stanno finendo e quindi sarà molto difficile che le aziende riusciranno a fare nel prossimo futuro quanto hanno fatto dal 2009 ad oggi, da dove viene questa forza che ha spinto Sp500 fino al suo massimo storico di 1901 punti ?
L’unica risposta sensata sembrerebbe essere quella della forza d’inerzia.
L’inerzia è descritta dal primo principio della dinamica, il principio di inerzia (o prima legge di Newton), che afferma che un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato. (da Wikipedia)
Provate ad immaginare un treno merci in corsa che improvvisamente inizia a frenare. Quand’anche inerisse la retromarcia, l’unico effetto a breve si noterebbe in un rallentamento della corsa, solo successivamente arriva la brusca frenata.
Il clima dei mercati finanziari sembra rispecchiare questa ipotesi.
I P/E sono generalmente elevati, in alcuni casi anche onirici come nella tecnologia e in qualche altro comparto.
La volatilità è bassa, sin troppo, si sale ma con range piccoli e con volumi in discesa.
Sp segna massimi consecutivi ma senza break out qualificati e convincenti.
Mettiamoci pure le divergenze, molte, su vari indicatori, dal semplice Rsi al più complesso New High 52 week sul Nyse.
Aggiungiamo le figure negate tra bearish engulfing e diamond top ed otteniamo quanto in realtà sia oggi difficile prezzare il potenziale di rialzo rispetto ad uno scenario di correzione di 15-20% che farebbe riportare le valutazioni di rischio a parametri più ragionevoli, ma soprattutto la tempistica.
Quando tutto è calmo e la volatilità è bassa si tende a sottovalutare i rischi, si aumenta la leva e ci si convince che il mercato, dopo la crisi, sarà sempre al rialzo. La storia però insegna il contrario.
Circa 20% fa iniziavo ad ammonire (aprile 2013) sulla qualità del rialzo in corso, iniziando quindi una progressiva uscita dai mercati Usa conclusasi quasi interamente a Gennaio 2014.
Troppo presto dirà qualcuno, ma considerando che sono stato fortemente long da marzo 2009 in poi ho preferito non discostarmi dal metodo, fatto di tanti indicatori ed un pizzico di buonsenso.
In pratica 1 anno fa è iniziata la mia exit strategy, con profitto, e ne sono contento, in fondo ho da tempo rinunciato a comprare i minimi e vendere i massimi.
Arriva però un momento dove si deve decidere di fare anche un reverse, come ho fatto su Sp 500.
Oggi le put su Sp500 costano poco e più sale in questo modo e meno costeranno. Sono in leggera perdita ma considerando che il cambio ha iniziato ad andarmi a favore sono ancora in linea con lo stop, ancora molto distante, considerando le regole di diversificazione che mi sono dato.
Il cambio sembra essere un’altra incognita: fino a qualche tempo fa se Sp saliva, il dollaro scendeva, e viceversa. Invece in questi ultimi giorni Sp è salito ma il cambio è passato da 1,40 a 1,36 annullando la perdita dello short. È come avere una sorta di stallage, in attesa di uno storno e le prospettive del cambio si andranno a delineare molto probabilmente dopo le elezioni europee di domenica. Resta il fatto che in Usa alzeranno i tassi inevitabilmente prima di noi dove invece la Bce li porterà in negativo già da inizio giugno.
Target Eur/Usd 1,25/1,20. Sono circa 10% di copertura su eventuali rialzi di Sp 500, quindi un trade a basso rischio.
Possibile mai che nessuno si sia accorto che andare short su Sp 500 con questi prezzi e queste valutazioni sia un trade a basso rischio ?
Evidentemente no, altrimenti sarebbe già sceso, oppure stanno accumulando short e distribuendo long ( propendo per questa ipotesi) oppure, molto più semplicemente, sto sbagliando qualcosa, ma lo saprò solo più avanti a stop scattato.
Nel frattempo rimango in difensiva sull’obbligazionario ed esposto sulle obbligazioni e azioni paesi emergenti, azioni frontier market, materie prime e oro.
Attenzione all’argento che potrebbe entrare presto in una fase bullish a seguito della rottura al rialzo della, trendline.
Per Europa ed in particolar Italia sono rimasto alla finestra. Ancora molte cose non mi tornano e non mi convincono a partire dai dati macro, pessimi in Italia dove a dirla tutta sono in peggioramento continuo.
Non ho basi solide per approcciare a questi prezzi un investimento in zona UE e il rischio che le politiche europee possano alimentare una piccola tempesta sui cambi e sui mercati sono elevate.
Entrerò in Europa soltanto al manifestarsi di una delle due condizioni : o storno a prezzi più ragionevoli o run up su BCE che assume un forte controllo del mercato (non ci credo).
Rimango con la Manetta su Indietro Mezza Forza.
Sembra di vivere in un clima ovattato ma il timore fondato è che sia la quiete prima della tempesta ….
Buon voto a tutti !








