Nel fine settimana i mercati hanno iniziato a muoversi incrementando la volatilità ma modificando la direzionalità.
Negli USA il dato molto buono sull’occupazione anziché essere visto come miglioramento macro è stato invece salutato dai mercati con brusco scivolone condito da volumi elevati, segno che lo storno è molto più vero di quello che in prima battuta si possa pensare.
Stavolta hanno venduto sul serio, segno che qualcuno inizia a far proprio il pensiero che gli effetti del QE americano ormai si siano del tutto esauriti e l’aumento dei tassi, con questi dati macro, è assai più vicino del previsto.
In effetti il mercato del lavoro USA è assai effervescente, con aziende del calibro di Walmart, che notoriamente sono attente anche al centesimo sul fronte costi, improvvisamente cambiano politica gestionale degli impiegati e alzano gli stipendi degli stessi per evitare il continuo turnover di persone che trovano impieghi meglio remunerati.
Con la disoccupazione al 5,5% le aziende fanno fatica a trovare personale e quando lo trova lo deve pagare più di ieri. I costi aziendali aumentano ma anche grazie ad un dollaro fortissimo gli utili delle aziende non splenderanno di certo nel prossimo futuro.
La borsa di solito anticipa i processi di 6-9 mesi e Marzo è notoriamente un mese di fine-inizio nuovo ciclo.
Vedremo ma di certo un sano storno non farebbe male … è tanto che lo dico, ma ormai l’economia non è più fatta di logica razionalità e dati macro o economia reale. Finora è esistita soltanto la festa del QE.
Festa che inizia ora in Europa, ma davvero è il momento giusto questo per entrare oppure molto è già inglobato nei prezzi ?
A guardare il Dax con il suo +17% dall’inizio dell’anno senza neanche una pausa settimanale, qualche dubbio me lo mette.
Se poi guardo l’indice generare EuroStock 50 mensile osservo come sia arrivato a contatto con una importante resistenza dinamica e ho conferma che probabilmente è il caso di aspettare uno storno nel trend per entrare.
Il dato però che al solito mi fa inorridire è quello relativo alle previsioni di utili delle aziende europee messe a confronto con l’indice generale EuroStock 50. La divergenza è assai forte : Mentre le previsioni di utili calano le borse salgono soltanto per effetto notizia del QE Europeo. Quindi, o migliorano anche le condizioni macro o questa salita è stata finora fumo a gli occhi, ma è altrettanto vero che qui l’economia reale ha sempre meno importanza e conta soltanto quanta liquidità entra nel sistema.
Rimango sempre dubbioso su questi QE che negli USA hanno effettivamente portato benefici anche sull’economia reale, ma l’Europa è diversa ed è partita con ben oltre 5 anni in ritardo rispetto agli USA. Quindi è tutto da vedere. In ogni caso l’economia reale e i grafici di borsa prima o poi convergeranno, non subito ma lo faranno certamente.
Piace il Nikkei che vede rompere al rialzo anche la resistenza statica posta sul massimo del 2007 : l’abenomics ha sortito i suoi effetti.
Peggio hanno fatto le obbligazioni paesi emergenti in valuta locale andando a marcare nuovi minimi assoluti .
Come pure l’Oro che non ha preso bene il dato positivo degli occupati USA. Io lo vedo come uno storno temporaneo dettato più sull’emotività del momento che strutturale. Dato occupazionale buono e dollaro in aumento mettono pressioni sull’Oro, ma quello che non viene pesato sono i rischi geopolitici, molto sottovalutati dal mercato e un ritorno alla volatilità sugli indici azionari.
L’Oro non paga cedole e rende 0, ma in caso di ritorno ad una avversione al rischio è meglio 0 piuttosto che un tasso reale negativo sulle obbligazioni o peggio ancora una doppia cifra negativa sugli indici di borsa.
In questo caso giocherebbe un ruolo fondamentale come valuta di riserva e smorzatore di volatilità sul portafoglio dove si può salire in oro anche fino ad un 20%.
Ma la vera divergenza monster è quella tra materie prime e SP500 : è già successo nel precedente picco 1999-2000, ma ora il gap è molto più ampio.
Tutte le posizioni sopra descritte sono trattate in Dollari USA che grazie al suo apprezzamento fanno da cuscinetto su tute le varie asset class che hanno stornato. Il target EUR/USD ad 1,00 è ormai a portata di tiro e già c’è chi pensa a 0,90 come ulteriore affondo.
Una cosa certa è che meglio abbondare di Dollaro USA nei portafogli, ancora per un po’.
CONCLUSIONI :
L’estremo ottimismo raggiunto in queste ultime fasi di mercato, le infinite divergenze e non da ultimo i volumi di vendita apparsi per la prima volta da molti giorni sugli indici USA, invitano alla prudenza.
La domanda è : se gli indici USA stornano e anche un po’ pesantemente, diciamo del 20%, cosa accadrà agli indici europei ? Io credo che anche loro correggeranno e anche velocemente, regalandoci una ottima occasione per entrare o incrementare le posizioni sull’azionario europeo : meglio qui che forse la festa sta per cominciare che in USA dove la musica ancora suona ma i tavoli sono stati sparecchiati e i camerieri sono già andati via.
Le asset class preferite sono : Obbligazioni inflation linked , dei paesi emergenti e Corporate meglio se USA che beneficiano del petrolio basso e con spread più ampi che sull’Europa.
Materie prime e oro con settore metalli preziosi. Entrerei sull’Europa solo dopo uno storno o pausa nella salita, mentre scaricherei ancora azionario USA e incrementerei gli emergenti e frontier market.
Il tutto condito con una buona dose di Dollari USA. Il tutto è approcciabile ai più attraverso le SIcav Multiasset Flessibili.
Saluti














