Il 2016 si avvia alla conclusione ed è tempo di bilanci.
L’anno era iniziato sotto i migliori auspici, con le economie in espansione e i mercati che seguivano. Invece subito in gennaio la crisi legata alla Cina aveva fatto sprofondare il sentiment nel pessimismo più cupo, con timore che una tremenda recessione fosse ormai alle porte. Fine gennaio è stato invece il miglior periodo per entrare nel mercato.
Da li in poi tutto in salita fino a Brexit, la cui vittoria ha fatto pensare subito al peggio, come fosse la fine del mondo. Ancora una volta dalle stalle alle stelle.
Successivamente è stato il turno il turno delle banche europee a far temere il peggio, con Deutsche Bank in testa e la nostra MPS che ancora fa soffrire in molti, ma anche questa crisi estiva è passata, lasciando però il testimone alle elezioni americane e la sorpresa Trump che, in base ai sondaggi appariva come Lucifero in un convento di Suore, per poi scoprirsi quasi come il salvatore della patria o Re Mida, spingendo gli indici USA a livelli di massimo storico.
Subito prima c’è stato il brivido europeo con il referendum nostrano che ha fatto temere uno sfaldamento dell’Europa e che invece si è dimostrato benefico per gli indici, con in testa il nostro FTSEMIB a +16% in sole 2 settimane.
Ma cosa è successo ?
Nulla di nuovo sotto la luce del sole: semplicemente i tentativi di manipolare il consenso sono miseramente falliti ed il mercato, poiché aveva già scontato il peggio, a notizia avvenuta si è girato dall’altra parte.
2 cose sembrano chiare : la prima è che, come preannunciato nel 2015, è aumentata la volatilità. La seconda, mai fidarsi delle “previsioni”, ma cercare di gestire il rischio nel miglior modo possibile.
Dicevamo che il 2016 si avvia ad una chiusura in positivo, ma forse troppo a guardare gli indici americani con la Trumpnomics. Gli indicatori di sentiment sono al loro picco di compiacenza, segnalando un clima euforico, marcando degli eccessi di ipercomprato che difficilmente potrà proseguire per molto.
Alle porte del 2017, in gennaio, arrivano le trimestrali USA e già sappiano che non brilleranno a causa del calo vendite dopo il Black Friday e soprattutto per il dollaro forte. Si, forse troppo forte, tanto da suscitare preoccupazione per il riacquisto del debito americano da parte dei cinesi che ne hanno un bel po’. Se il dollaro continuerà ad apprezzarsi chi sarà in grado di sostenere il debito pubblico a stelle e strisce ?
E poi c’è il discorso tassi. Il 16 Dic 2015, per la prima volta dalla crisi del 2008, la FED ha alzato i tasso di 0.25% portandoli a +0.5% e il 2016 era iniziato con l’annuncio della Yellen che li avrebbe rialzati per ben 4 volte. Ebbene, nel 2016 c’è stato soltanto il rialzo del 14 Dicembre scorso dove la FED li ha portati a +0.75% e la Yellen ha dichiarato che ci saranno altri 3 rialzi nel corso del 2017. Subito la reazione dei mercati : Dollaro ai massimi e Oro ai minimi, peraltro vicinissimo ad supporto strategico di lungo corso, 1100$/Once.
Ora la questione è che siccome il 2017 non sarà di certo un anno tranquillo, ci aspettano infatti le elezioni in Italia, Olanda, Germania e Francia (quest’ultima pesa come 5 volte Brexit causa LePen) , basterebbe soltanto questo a far ripensare la FED sugli aumenti repentini dei tassi.
E poi c’è la questione Trump che si insedierà il 20 gennaio per poi dar vita ai primi 100 giorni di governo, che tutti vorrebbero ricchi e splendenti, dove l’aspettativa è che, già da qualche giorno, gli investitori puntano sul fatto che Trump rispetterà i faraonici impegni presi in campagna elettorale. Sappiamo però che la storia insegna che soltanto un 50% delle promesse elettorali vengono portate a termine. Il resto è “sopravvalutazione”.
Quello che potrebbe rappresentare l’ago della bilancia è l’oro, ora in bilico sui 1.100$, quasi poggiato su una dinamica di lungo corso, pronto a scattare fino a 1.300$ alle prime incertezze del mercato o ai primi sogni svaniti dalle Trumpnomics.
CONCLUSIONI :
Volete una ricetta buona per il 2017 ?
La stessa del 2016 e che ci ha portato grande soddisfazione ma con qualche modifica :
- Per la ricerca di rendimento obbligazionario vado sugli emergenti, anche il valuta locale che beneficiano di un dollaro alto e valuta locale bassa.
- Anche per le azioni andrei in prevalenza sui mercati emergenti e in America solo difensivi o qualche buon tematico tecnologico come la robotica.
- In Europa si potranno avere ottime opportunità grazie alla volatilità che ci sarà, ma i fondamentali sono buoni, in particolare ora con l’Euro basso. Peccato per la classe politica che fa davvero pena.
- A copertura di tutto metto dal 10 al 20% di Oro per approfittare degli inevitabili scossoni di mercato e poi perché le materie prime sono in recupero dai minimi ventennali.
- Per il dollaro USA vicino alla parità vedo pochi benefici rispetto al rischio sotteso: Sono pro dollaro da quando era a 1,40€, ora è vicino alla pari e il potenziale di rialzo, sebbene ci sia ancora, non credo sia molto. Se invece Trump volesse un’America più competitiva e lo volesse svalutare ? Potrebbe farlo con un twitter e in men che non si dica lo ritroveremmo a 1,15-1,20. Se invece si vuole avere la presunzione di comprare ai minimi e vendere ai massimi mollo la presa… non fa parte del mio stile.
Per ricapitolare: benvenuta, ancora una volta, volatilità, fioriera di opportunità, ma ci vuole timing e capacità gestionali per portare a casa un buon compenso…. speriamo di averlo !!
Auguri di buone feste a tutti voi.






