In questi giorni si fa un gran parlare di nuova crisi delle borse e delle materie prime in generale, petrolio in primis che viene visto a 20$ o anche 10$ entro breve. Davvero sarà così ? E perché le borse scendono se il prezzo basso del petrolio favorisce l’economia ed allontana il rischio recessione ?
Cercando di fare un po’ di chiarezza butto giù dei dati che forse saranno sfuggiti ai più :
Il ribasso del petrolio è sorprendente per molti versi. D’accordo la guerra commerciale contro l’Iran ma al di sotto di un certo prezzo non conviene estrarlo a nessuno. Questo certo prezzo, definito break-even point è lo spartiacque tra guadagno o perdita e osservando l’immagine sottostante il paese a cui costa meno estrarre petrolio è l’Arabia Saudita che ha un break-even di 15$, sotto al quale bloccherebbe le pompe di estrazione ed in breve tempo le scorte mondiali si esaurirebbero e andremmo tutti a piedi. Una prospettiva molto green ma irrealizzabile ai tempi d’oggi dove ancora le macchine dipendono perlopiù dal petrolio.
Dunque già oggi con il prezzo del petrolio sotto a 30$ molti paesi produrrebbero in perdita ed infatti le compagnie petrolifere hanno ridotto le trivellazioni da 2900 a poco più di 600 ed operato tagli di 380 MLD di cui 170 destinati ad essere investiti a breve nelle nuove produzioni. In pratica sono spariti 2,9 milioni di barili al giorno di nuova offerta e la capacità estrattiva è stata grandemente ridotta.
Dunque, visto che la domanda di petrolio è in continua crescita, nonostante il rallentamento cinese, si arriverà ad un certo punto che l’offerta verrà completamente assorbita e la domanda supererà l’offerta e quindi il prezzo risalirà.
E’ bene sapere che ad oggi le compagnie comprano il petrolio a 2 anni a 40$ e a 5 anni a 50$.
Se poi, a livello macro deflazioniamo il prezzo di oggi, 30$ al barile, e lo riportiamo indietro di 20 anni in realtà il prezzo è di 10$ …. Praticamente un minimo assoluto.
L’analisi tecnica ci aiuta a capire 2 cose : la prima è che siamo in una fascia si bottom di mercato che va da 10$,20$ a 30$ . La seconda è che, in caso d’inversione abbiamo 65$ come primo target e 100$ come secondo.
E’ però da tenere presente che più il prezzo scende e maggiore sarà la sofferenza dei paesi produttori, tanto che in questi giorni si rincorrono voci di un vertice straordinario dell’ Opec teso a bloccare la caduta del prezzo. Se così fosse l’inversione sarebbe violenta, quindi occhio a vendere il petrolio in questa fascia.
A conti fatti, a questo prezzo, il petrolio rappresenta un’opportunità d’acquisto in accumulo per il futuro.
Non sarà mica un caso che, secondo gli ultimi aggiornamenti della Sec, Warren Buffet, il finanziere americano, uno gli uomini più ricchi del pianeta, tra il 4 e l’11 gennaio scorso, avrebbe aumentato in maniera significativa la sua quota nel gigante della raffinazione Phillips 66. Nel dettaglio, Buffett avrebbe sborsato 390 milioni di dollari per comprare 5,1 milioni di azioni del gruppo.
Quindi anche secondo Buffet, che notoriamente è un investitore di lungo periodo, il settore oggi è un’opportunità.
Detto questo, le ripercussioni di breve sono evidenti come la discesa delle valute dei paesi produttori, avversione al rischio, paura, panico e scelte non logiche.
Tra queste ultime ci sono anche le borse europee che risentono pesantemente del prezzo del petrolio che però, essendo i nostri paesi importatori, da un prezzo basso ne traiamo vantaggio e non danno. Un altro esempio è rappresentato dal mercato delle auto che notoriamente con un prezzo del petrolio basso vendono di più ed invece i titoli scendono.
D’accordo la discesa USA, che avevamo in questo sito più volte messo in preventivo, essendo ormai produttori ed esportatori di petrolio, le borse con multipli cari e il rialzo dei tassi in corso.
Per quanto attiene il rialzo dei tassi USA il mercato lo legge come dato certo nei prossimi mesi, ma così non è, poiché la FED ha dichiarato che valuterà di volta in volta, non come nel passato quando avviata la fase di rialzi si procedeva ad ogni riunione con dei ritocchi all’insù. Stavolta la FED sarà più flessibile, ma il mercato sconta il peggio e non prezza il meglio, cioè rialzi più graduali del previsto.
Dal grafico la borsa americana ha raggiunto l’area di supporto, sulla MM200 e trend-line rialzista e la discesa potrebbe arrestarsi lì. Manca ancora qualche punto percentuale di ribasso.
Ricordo inoltre che gli USA godono di ottima salute e con gli stipendi in crescita la spinta inflazionistica non è poi così lontana.
Per l’Europa invece i prezzi hanno già toccato la MM200 in un’area supportiva molto interessante :
CONCLUSIONI :
Nel marasma più totale ed in preda all’emotività sta scendendo di tutto, anche ciò che non dovrebbe. Si creano così sacche di opportunità come l’azionario europeo che prezza multipli molto più convenienti che nel resto del mondo, accompagnata da una EURO basso che favorisce gli acquisti dagli investitori esteri.
O come le materie prime, metalli in primis, ai minimi di 20 anni a questa parte.
L’anno parte male, anzi malissimo, ma almeno le fronde sono state sfoltite e i rami secchi tagliati : tra poco si può ripartire.
Saluti










