Qualcosa si muove
Sembra che qualcosa si stia muovendo. I dati americani peggiori delle previsioni hanno sortito i loro effetti sulle borse che hanno accusato il colpo iniziando una battuta d’arresto che sembra marcata.

Sembra che qualcosa si stia muovendo. I dati americani peggiori delle previsioni hanno sortito i loro effetti sulle borse che hanno accusato il colpo iniziando una battuta d’arresto che sembra marcata.
Si è chiuso il 1° trimestre che assieme all’ultimo trimestre dell’anno compomgono i 6 mesi statisticamente più favorevoli per i rialzi di borsa. Nel 4° trimestre c’è il Natale, che da solo compone una grossa percentuale degli utili aziendali, e poi c’è la corsa per raggiungere gli obiettivi di budget per fine anno. Insomma un…
La cosa certa è che le cose vanno bene, anzi benissimo e a guardare i grafici non vi è nulla che lasci presagire uno storno. Il mondo sembra crescere senza sosta e senza rischi. Il QE europeo mette in condizioni le borse di crescere e i problemi sembrano magicamente dissolversi.
Il rame è sempre stato un anticipatore del ciclo economico e di conseguenza è sempre andato a braccetto con l’indice SP500, marcando una correlazione nota anche ai meno esperti dei mercati e semplice da intuire : se l’economia reale è in ripresa lo saranno anche le materie prime, rame in testa, e vice versa.
Il prezzo del petrolio ha rotto gli argini e quota 63$ al barile. Certo che quando era a 140$ si paventava una recessione tremenda perché il prezzo era troppo alto e ci immaginavamo, di li a poco, di camminare a piedi.
Ebbene si, dopo i recenti accadimenti borsistici è innegabile la formazione di una bolla speculativa che trae linfa vitale dalla enorme massa di liquidità immessa nel mercato. Prima dalla Fed, che proprio l’altro giorno ha dichiarato ufficialmente che i rubinetti sono chiusi, poi dalla Banca Centrale Giapponese che in nottata ha dichiarato di aumentare la…
Sp500 rimbalza ed inverte violentemente andando a testare i massimi storici. Si palesa una bolla speculativa fatta di liquidità e niente più. Gli altri indicatori macroeconomici raccontano un’altra storia.